HISTORIA ROMANA

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Saffo.

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Giosanto
view post Posted on 12/11/2007, 13:32 Quote




« Chi un esercito di cavalieri, chi una schiera di fanti, / chi una flotta di navi dirà che sia la cosa più bella / sopra la terra nera, io dico / ciò che uno ama »
(Saffo, Poesie, V, traduzione di Ilaria Dagnini)

Saffo (Σαπφώ in greco) (650 a.C. - 590 a.C.), fu una poetessa greca che visse tra il VII e il VI secolo a.C.
Nacque con molta probabilità a Ereso, cittadina dell'isola di Lesbo ma si trasferì presto nella città più importante, Mitilene


Di famiglia aristocratica, da bambina seguì la famiglia in esilio a Palermo, ma poi ritornò a Mitilene dove insegnò poesia a gruppi di giovani donne alle quali dedicò epitalami (canti nuziali).

È attestato che avesse un fratello commerciante, Carasso, che durante una missione in Egitto si innamorò di una donna rovinando economicamente la sua famiglia: sono stati ritrovati versi in lirica monodica dove Saffo prega Afrodite affinché garantisca un ritorno sicuro al fratello per poter essere riammesso in famiglia.

Secondo leggende provate da alcuni versi romantici del pretendente, il poeta lirico Alceo fu ritenuto il suo amante: gli stessi poeti antichi smentirono questa ipotesi, ritenendo che i versi in questione erano da interpretare come un'idealizzazione non autobiografica.
Sicuramente sposò Cercila di Andro ed ebbe una figlia di nome Cleide a cui dedicò alcuni splendidi e teneri versi.

Alcuni versi proverebbero che la poetessa raggiunse un'eta avanzata ma la sicurezza non c'è poiché era usanza comune tra i poeti lirici di utilizzare la prima persona in modo convenzionale. Sempre secondo la leggenda, Saffo morì gettandosi da una roccia dell'isola di Leucade, per amore di un giovane battelliere, Faone.

Gli antichi furono concordi nell'ammirare la sua maestria. Solone, suo contemporaneo, dopo aver ascoltato in vecchiaia un carme della poetessa, disse che a quel punto desiderava due sole cose: impararlo a memoria e morire. Strabone, a distanza di secoli, la definì «θαυμαστόν τι χρήμα»: "un essere meraviglioso".

Invece il poeta Anacreonte, vissuto una generazione dopo Saffo (metà del VI secolo a.C.), accreditò la tesi che la poetessa nutrisse per le fanciulle che educava alla musica, alla danza e alla poesia un amore omosessuale; tale credenza è sostenuta anche dai numerosi frammenti poetici ritrovati, che parlano dell'amore rivolto esclusivamente a fanciulle. Nel corso dei secoli scrittori e uomini di cultura rifiutarono di snaturare la grandezza poetica di Saffo con queste scandalose ipotesi (per la mentalità moralistica e conservatrice degli uomini di cultura del passato), perciò intesero che questo amore fosse solo affetto puro esasperato fino all'iperbole per fini poetici.
Alla luce del pensiero moderno, si indicano tranquillamente questi amori omosessuali come normale percorso educativo che le adolescenti intraprendevano quando facevano parte del tiaso. Il tiaso di Lesbo vedeva come maestro proprio Saffo e alla luce di una formazione culturale completa (artistica, musicale e sociale) in Grecia era contemplata di norma anche l'iniziazione all'amore omosessuale che non pregiudicava ma che anzi completava il futuro amore eterosessuale.
Questo suo ruolo educativo, frainteso ed isolato, ha generato i termini moderni "lesbico" e "saffico" per l'omosessualità femminile.


Le opere

La biblioteca di Alessandria possedeva anticamente su Saffo nove libri: solo il primo, versi in strofa saffica, era composto da 1320 versi.
Della copiosa produzione letteraria di Saffo rimangono pochi frammenti di una certa ampiezza e numerosi di piccola mole e stentata comprensione. Furono proprio gli Alessandrini a mettere insieme i componimenti della poetessa di Lesbo e a decidere di porre per prima nella raccolta la preghiera che la donna rivolge ad Afrodite, ritenendola pragmatica. In particolar modo i testi della poetessa furono curati da Dionigi di Alicarnasso. Tra l'altro è attestato che Saffo abbia ripreso lo stilema degli inni omerici, invocazioni agli dei che si svolgevano prima delle gare tra aedi e rapsodi nelle corti o per le strade, dove questi chiedevano assistenza nell'elaborazione di versi. A differenza della poetessa, questi però non avevano alcun tipo di confidenza con le divinità. Precisamente nell'Ode ad Afrodite è messa in evidenza dall'autrice un rapporto molto vicino ed intimo con la dea, tanto che alla fine dell'ode la poetessa ha voluto apporre una sorta di sigillo, chiamato sfreghìs, che consiste nell'apporre nel testo il proprio nome per evitare una "contaminatio" successiva.

Si possono distinguere comunque due gruppi di opere:


canti corali rituali, organizzati principalmente in epitalami composti per il matrimonio di una fanciulla del tiaso. Il tema di queste opere è la cerimonia nuziale e la forma in cui sono composte prevede un racconto in prima persona ma impostato sotto forma dialogante. Sono presenti inoltre immagini semplici ed evocative, spesso ilari e malinconiche.
poesie "autobiografiche", la produzione maggiore, dove Saffo esprime le proprie emozioni a divinità o ad altri esseri umani. In modo maggiore che nel primo gruppo, qui l'autrice offre un'immagine semplice dei propri sentimenti, ma equilibrata ed efficace, dove l'amore ha un ruolo di protagonista e così tutta una serie di riflessioni che oggi chiameremmo psicologiche, dove si indaga sulle emozioni passate e su quelle che nel rievocare le emozioni vissute si prova. Più di ogni altro poeta prima di lei, Saffo indaga sulle emozioni provate da una persona innamorata: non a caso queste introspezioni vedono come autrice una donna, perché non potendo dedicarsi alla vita politica, esse possono concentrarsi in poche mansioni e quindi l'amore riempe con maggior prepotenza il loro animo.
Saffo scrisse in dialetto eolico di Lesbo. La sua poesia, nitida ed elegante, si espresse in diverse forme metriche tutte tipiche della lirica monodica, fra cui un nuovo modello di strofe, dette "saffiche", composte di quattro versi ciascuna: i primi tre endecasillabi e il quarto di cinque sillabe. Tale forma metrica fu ripresa da molti poeti, fino alla "metrica barbara" di Carducci. Una curiosità consiste nel fatto che la strofa non è chiamata saffica perché fu la poetessa di Lesbo ad inventarla; la nascita è da attribuire ad Alceo ma la denominazione deriva dal fatto che fu la poetessa ad utilizzarla maggiormente, ispirando anche Catullo nel carme 51.


 
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lasagnetta84
view post Posted on 7/1/2008, 18:21 Quote




Squassa Eros
l'animo mio, come il vento sui monti che investe le querce.


Madre dolce, più non riesco a tesser la tela;
sono domata dal desiderio di un ragazzo, a causa di Afrodite molle.
 
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1 replies since 12/11/2007, 13:32
 
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